Capitolo 1

C’era una volta, in quella dolce terra chiamata Versilia, nella pianura tra il mar Tirreno e le pendici del monte Prana, una ridente cittadina chiamata Camaiore. Un “paesone”, circondato quasi interamente dalle Alpi Apuane, nel centro del quale, nel profondo del suo antico cuore, si poteva ancora respirare, nonostante il frenetico scalpitare del progresso, il profumo dell’aria di una volta, quel senso delle tradizioni, la solidarietà e quell’affetto spontaneo che solo in una grande famiglia può aver ragione d’essere. Una piccola comunità dove tutti, bene o male, si conoscevano e non disdegnavano di ricordarselo calorosamente alla prima occasione. Brava gente, sì, operosa e volenterosa. È proprio di loro che vi voglio raccontare, delle loro vite, della loro storia. La storia di un piccolo popolo che, come nessun altro al mondo, seppe dimostrare quanto la volontà, il coraggio, l’amicizia e soprattutto l’amore potessero assieme domare e dominare qualsiasi avverso destino, perfino il tempo.

Tutto ebbe inizio in un’insolita sera di primavera, era l’8 maggio dell’anno 2020…

 

«Ciao, Mauro, mi dai un pacchetto di Diana blu e uno di Marlboro light?»

«I numerini li vuoi?» chiese Mauro.

«Numerini?» domandò Stefano.

«Sì, la schedina che fa il computer, tua moglie la prende sempre» precisò Mauro.

«Ah, sì, dammela, vai.»

«Lotto o Super Enalotto?»

«Mah, ascolta: se devo provare a vincere dei soldi, voglio vincerne tanti, giusto? Dammi il Super Enalotto, dai.»

«Tanto siamo destinati a morire poveri, caro Stefano, devi fartene una ragione» commentò il Batini, sorseggiando il solito “bianchetto”, appoggiato al bancone di fianco a Stefano.

«Senti, Batini: se proprio devo morire povero, spero almeno di morire sopra una bella donna, quella sì che sarebbe una bella fine, sei d’accordo Mauro?» replicò Stefano, cercando spalla nel barista.

«Come no! E magari come il povero Martinelli, buonanima, te lo ricordi, no, l’orefice? – commentò il barista – Lo sai cosa gli rispose la Leda, al dottore dell’ambulanza quando gli chiese com’è che era successo?»

«No!» rispose Stefano incuriosito, pregustando già con un sorriso la battuta del barista.

«Gli rispose: ma cosa le devo dire, dottore, io pensavo venisse e invece partiva…»