Segnale di allarme

Certo che la Destiny aveva una stiva veramente grande. Lo si notava soprattutto quando non c’era nessun carico  all’interno. Eravamo in viaggio da giorni, in cerca di lavoro, come al solito, e approfittammo di giocare a palla nella stiva. Il gioco era simile alla pallacanestro, uno sport conosciuto sulla vecchia Terra diversi decenni fa, molto prima che l’umanità si trasferisse in questo remoto angolo dell’universo. Ma nel nostro gioco c’era una piccola differenza, si doveva lanciare la palla all’interno di un cerchio metallico legato ad una catena a circa tre metri da terra, al centro dell’area di gioco, del diametro di poco meno un metro. Ci eravamo divisi in due squadre, io e Jack, contro Jenna, Clara e Tony, che stranamente si era unito a noi lasciando incustodita la sua sala macchina; pensavo che lo avesse fatto soprattutto perché non aveva più fumetti da leggere. Comunque fu la vera rivelazione del gioco, si era rivelato un ottimo atleta e un buon combattente in campo, quando riusciva a prendere la palla, riusciva a saltare gli avversari con agilità e andare a segno.

Io e Jack eravamo in svantaggio e non volevo perdere quella partita, sarebbe stata una buona occasione da dare a Clara per prenderci in giro. Dovevo attuare una nuova strategia di gioco e possibilmente doveva essere vincente. Aveva la palla in mano Jenna in quel momento, Clara e Tony si posizionarono dietro di noi, alla nostra destra e alla nostra sinistra, mentre io e Jack eravamo proprio di fronte alla donna con la palla. Dovevo trovare un modo per distrarre Jenna, prendere la palla e andare a canestro. Così mi venne un’idea, che ad essere onesti era più uno scherzo nei confronti di Jack, che una strategia di gioco. Mi avvicinai a lui, visto che il gioco al momento era fermo, e sotto voce gli dissi “Dobbiamo distrarre Jenna … facciamo così … tu avvicinati per distrarla … prova a toccarle il sedere, perderà la palla. Io la raccoglierò e andrò a canestro”. Jack, sorridendo, fece cenno con la testa di aver capito, senza togliere lo sguardo dalla donna con la palla in mano, e io ero ansioso di vedere come sarebbe andata. Jenna stava ancora di fronte a noi, stava cercando di trarci in inganno per correre verso gli altri giocatori della sua squadra, ma noi eravamo sempre pronti ad ostacolarla. E in quel momento il temerario Jack si fece avanti. Corse verso di lei, cercando di coprire ogni via di fuga, allungò una mano e le toccò il sedere. Vidi il fuoco negli occhi di Jenna, la quale lanciò la palla a terra con rabbia ed io mi affrettai per prenderla, prima che Clara arrivasse. Durante l’azione, mentre mi muovevo verso la palla, Jenna diede un pugno alla stomaco di Jack, l’uomo si piegò in avanti, leggevo un’espressione di confusione nel suo sguardo, mentre si voltava verso di me; poi la donna fece uno sgambetto all’uomo piegato, che si trovò a terra con le gambe in aria e con ancora le mani sullo stomaco. Diede anche una bella botta con la testa sul pavimento che risuonò per tutta la stiva. Jenna non aveva ancora finito, mise con forza il suo piede sul collo di Jack, come per strozzarlo, in realtà lo stava proprio strozzando, e in preda alla rabbia per quel gesto innocente, si voltò verso di me e puntandomi il dito contro “Capitano … qui ci dovrebbe essere il tuo zampino”, poi tornò a fissare Jack che se ne stava sdraiato a terra in pieno stato confusionale, “In quanto a te … prova a farlo un’altra volta e ti ritrovi una pallottola in fronte”.