1. La crisi

  La stanza era lievemente illuminata da un abatjour a stelo, nell’angolo opposto alla mia scrivania. Da sempre avevo in odio quella lampada, bizzarro regalo di nozze della zia Florinda. Nozze non ce ne sono mai state, a dir la verità. La coppia si è formata senza cerimonie, ma la zia ha voluto celebrare l’evento (semplicemente sottolineato dal fatto di arredare una casa in comune) con quell’orribile dono, simile  a uno dei suoi stravaganti cappelli da zitellona senza speranze.

  Seduto nella penombra, la testa fra le mani. Mani che ogni tanto correvano a stropicciare gli occhi dolenti, infiammati.  Ero in crisi, crisi che mi  era piombata addosso quasi all’improvviso, a Baraggi. Come una specie di lama di luce, uno squarcio accecante tra le nuvole o, al contrario, l’impressione di trovarmi sull’orlo di un buco nero, un abisso senza fondo. La sensazione di non avere più vie d’uscita, di essere nel classico vicolo cieco. E la casa, quella stanza, i suoi mobili, i libri, il letto, mi sembrava di odiare senza ragione ogni cosa. Mi sentivo soffocare.

  La nostra vacanza, mia e di Marilena, al mare, era appena terminata. Ora  riflettevo, chino sulla scrivania, nell’angolo della camera da letto. Scrivania ingombrante, non adatta al luogo, ma messa lì per creare, nel non spazioso appartamento di città, un posto dove scrivere. Sopra la scrivania due mensole con i raccoglitori del piccolo archivio di famiglia. Un angolo di rifugio, dove far finta di avere qualche impegno e sottrarsi così al dialogo familiare.

  Era settembre: un clima tipicamente di fine estate, un caldo sopportabile, serate fresche e luminose. La città aveva accolto bene i vacanzieri al loro rientro. Nulla da ridire.

  A Baraggi avevo realizzato, quasi all’improvviso, che non amavo o meglio non mi piaceva più Marilena. Piacere e amare forse non sono la stessa cosa, ma allora il mio sentire era quello, li univa in un tutt’uno. A una donna non si dice come prima cosa “tu mi piaci”, forse ancora molto prima dell’annuncio fatale “ti amo!”? Io allora non potevo e non volevo scindere le due cose. Da qualche giorno, al mare, un senso di noia e un sottile flusso di angoscia non mi davano tregua. Ma forse quel sentire era dovuto proprio al fatto di trovarmi a un bivio, a una svolta. Ero partito per le ferie - Toscana, golfo di Baraggi, agriturismo di buon livello - il 10 di agosto, nella speranza che un ritmo di vita diverso, lontano dalla città, facesse fare, anche alla mia vita quasi coniugale, il cosiddetto salto di qualità.

  Una relazione, quella con Marilena, ormai stanca, logorata. Slanci passionali totalmente assenti. Il desiderio di una vita in comune, costruita quattro anni prima con fatica e superamento di ostacoli di ogni genere, si era spento e pigramente ristretto all’abitudine e alla quotidiana routine.


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