Anna e Lucia Parte 1

Disteso su un molo deserto di un porticciolo vicino casa mia, lancio alcuni ciottoli in acqua, con lo sguardo che vaga tra il cielo nuvoloso di fine estate e il mare piatto sotto di me, e con la mia fantasia immagino che le increspature che si formano nell’acqua ad ogni mio lancio di pietra siano in realtà nuvole che si muovono nell’aere mandandomi dei messaggi subliminali. Sono come al solito deluso e amareggiato della mia giornata e mi interrogo su quello che accadrà domani e su quale cosa potrebbe succedere o avverarsi capace di cambiarmi la vita, e non trovando chiaramente risposta dalle onde o nuvole che siano, e non avendo nessuna altra fonte d’ispirazione a cui appigliarmi, purtroppo, interrompo il mio lancio di pietre e prendo dal mio zaino un romanzo che ho comprato due giorni fa e che ho letto tutto d’un fiato. È un romanzo che parla della storia di due ragazze, due ragazze come tante, che però mi fa riflettere su quanti errori si commettono in gioventù, per ignoranza o semplicemente per sfortuna. Errori che spesso possono rovinare la vita intera, e nella migliore delle ipotesi, far sprecare preziosi anni della propria esistenza. Ma la vita è questa: quando si è anziani, se da un lato  si è accumulato un bagaglio di cultura e di esperienza tali da far discernere cosa è giusto e cosa è sbagliato, cosa fare e cosa non fare nella vita di tutti i giorni, e sopratutto si accumula tanta, ma tanta pazienza, dall’altro si è perso, o quasi, l’entusiasmo di provare nuove sensazioni, nuove emozioni e nuove avventure...
         “Anna e Lucia sono nate nel Borneo 50 anni fa e sono sempre state amiche per la pelle. Da piccole giocavano con le loro bambole e con gli animaletti selvaggi che si trovavano nei dintorni delle fattorie dei loro genitori. Anna era figlia di Paolo e Giulia mentre Lucia aveva soltanto il padre Antonio in quanto la madre era morta mettendola al mondo. Le fattorie delle due bambine erano attigue ai margini di una bellissima e rigogliosa foresta tropicale. La mattina si destavano col canto melodioso degli uccelletti, e dopo aver fatto una ricca colazione, si ritrovavano a giocare libere e felici. Antonio aveva costruito una rudimentale altalena con cui le due bambine si trastullavano allegramente. Inoltre esse avevano ricevuto in regalo dai genitori due scimmiette domestiche con cui si divertivano moltissimo. Avevano imparato ad arrampicarsi sugli alberi nella loro continua ricerca di emulazione delle loro amiche scimmiette. 

       Il villaggio di Burugo distava circa 5chilometri ed era un piccolo porto di pescatori, fornito però di tutto ciò che era necessario per la tranquilla vivibilità dei suoi abitanti. La popolazione era governata da un uomo saggio e giusto di nome Buana e la poligamia era radicata negli usi e costumi degli indigeni. A questo proposito, Buana era soprannominato Sor Chai, che letteralmente significa matto, per il fatto che prediligeva come compagne di talamo le donne più grasse e anziane del villaggio. Molte delle case erano capanne di legno costruite su palafitte piantate sulle rive dello Stretto di Makasar, braccio di mare tra il Borneo e l’Indonesia che bagna quei lidi.