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Gennaio Arrivò gennaio, ormai la solitudine faceva parte della sua vita. Per molti aspetti era una situazione negativa, ma quando si è da soli si può essere veramente sé stessi, ci si può scrutare dentro, riflettere su quello che succede. Questa condizione però la stava facendo impazzire, per fortuna l’amore della sua famiglia la rendeva abbastanza forte da sopportare la situazione. Era stanca di lottare, di essere sola. Ogni sua risorsa mentale stava esaurendosi, l’unico filo che la teneva collegata alla realtà era suo padre, la consapevolezza che lui non l’avrebbe mai abbandonata. Aveva smesso di segnare anche i giorni, non aveva senso distinguere la realtà in quel luogo, dove ogni notte era uguale al giorno. In quel luogo i fantasmi del passato tornavano alla sua mente, ed il presente era vuoto come quel piccolo cimitero abbandonato, abbandonato come lei. Le uniche parole che le tornavano alla mente erano quelle di Caronte Malgrado ogni sua parola le riempisse lo spirito, in un angolo del suo cuore c’era una piccola fiammella accesa che urlava come un sussurro del vento di non rinunciare, perché il suo caro papà l’avrebbe cercata per tutta la vita. Era quella ’unica piccola speranza che la teneva in vita in quel luogo maledetto. Caronte arrivò in un giorno come un altro. Il suo sguardo era diverso: aveva quel luccichio malefico, più freddo e gelido del solito, quasi fosse un bimbo che finalmente dopo tanta attesa stava per vincere il suo premio. Le aveva portato patatine, pollo e perfino un dolce al cioccolato. Aspettò che lei finisse di mangiare e sorrise. < Cosa vuoi farmi?> Sabry, si scagliò con contro di lui, ma le forze l’abbandonarono e cadde attera priva di volontà. Solo i suoi occhi seguivano i suoi movimenti. Lo vedeva gesticolare con il sarcofago: fece roteare un immagine ed il coperchio si aprì. La prese tra le braccia e la deposito dentro la bara . Cercò ritrovare la forza ma il suo corpo non le rispose, voleva urlare ma la sua voce non uscì mentre lo vedeva chiudere il coperchio. Sabry aprì gli occhi, la paura la travolse lentamente, era chiusa nella barra. Non poteva alzarsi, doveva rimanere sdraiata. L’aria era viziata e il panico la bloccò. Il solo pensiero di non poter essere libera nei movimenti e di non poter uscire l’angosciava. Il cuore le batteva forte, iniziò a dare calci e mani contro l’involucro, urlava e si dimenava. Nel frattempo Caronte, era seduto in macchina e si godeva lo spettacolo dal suo telefonino. Aveva collegato un telecamera nella barra per godersi tutto lo spettacolo, mentre in macchina, andava con i suoi amici al cinema per un film. Lorenzo restò perplesso, guardò il suo amico e si chiese per la prima volta dopo tanti anni se lo conosceva realmente.