Presagio - Capitolo 1

                                PROLOGO

                  Torino. Oggi. Nel mondo reale.

 

È scesa la notte. Torino è illuminata da una luna opaca a causa delle polveri inquinanti, ormai presenza fissa sopra le città. Le stelle sono ammantate dalla stessa coltre pulviscolare di smog.
In una casa, zona Politecnico, regna il silenzio: l’unico suono che si ode è il respiro dei corpi avvolti tra le coperte.
Maurizio muove, frenetici, gli occhi sotto le palpebre. Dimena il volto, sudato in preda ad un sonno agitato. Spalanca gli occhi, di colpo, con il respiro mozzato in gola come bloccato da una mano invisibile.
“Ancora quest’incubo.” Si gira e guarda con dolcezza la sua ragazza, Elena. “È solo lo stress, tra poco si parte per le vacanze e passa tutto.”
Chiude gli occhi ma continua ad avvertire un profondo senso di agitazione, di matrice a lui sconosciuta: si tratta solo di un dannato incubo. Soltanto un incubo, ma sembrava maledettamente reale…

 

                                PARTE 1

                      Torino. Oggi. Nell’incubo.

 

            - ASPETTANDO CAPODANNO -

                                    1.

«Stefano, tutto bene?»
«Sì…» Lo sguardo del giovane è perso nel vuoto, rivolto altrove. «Sì, stavo solo pensando», chiarisce notando l’espressione interrogativa.
«A cosa?»
«Ma niente, niente di importante.»
«Dai, non essere timido, dimmi!»
Desiste: «Pensavo al Capodanno. Mi sono rotto di fare le solite cose. Ma come ogni anno siamo vicini e non abbiamo organizzato nulla di nuovo.» Fa una pausa. «Tu, come lo passerai?»
«Immagina» replica, ammiccando.
«Ho capito. Tra uno spinello e l’altro, concludendo su qualche sfortunata ragazza?»
«Probabilmente finirà così.»
«Non hai una ragazza?» domanda Stefano, stupito.
«Assolutamente no. È presto per una fissa! Relazioni senza complicazioni.»
«Tu sì che hai capito tutto!» lo carica l’amico, ironico.
«Eccome! È uno spasso essere single, fai quello che ti pare.» La voce si incrina leggermente e la sua espressione fiera vacilla, sembra più il tentativo di sfuggire a qualche brutta esperienza.
“Dopo Martina non ne voglio sapere, almeno per un po’.  In tutte vedo sempre la sua faccia. Se quel bastardo mi fosse finito tra le mani, non so come sarebbe andata, forse adesso sarei in carcere. Già…”, rimugina tra sé.
«Riccardo, che hai?» chiede Stefano notando il suo viso farsi pallido.
«Oh, nulla.»
«Sicuro?»
Riccardo tronca il discorso, sviandolo: «Se vuoi essere della festa fammi un fischio.»
«No, me ne torno a Torino, lo sai. Grazie comunque.»
«Se cambiassi idea…» Sorride. «Ciao Ste’, scappo, ho un fottio da studiare.»
«Okay, lo tengo presente. A presto e buon Capodanno.»
Osserva il compagno di università allontanarsi diretto verso casa. “Si vede lontano un miglio che hai ancora Martina in testa, nonostante quello che ti ha fatto. Passa un buon Capodanno.”


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