Irene

Un freddo inverno segnava la fine degli anni 80. Era notte a Roma.

Irene era una giovane studentessa, aveva lunghi capelli neri simili a piccole onde scure, che le si adagiavano sulle spalle, e incredibili occhi verdi, che al buio si accendevano di luce. Quella sera faceva ritorno a casa.Sull' autobus, che dal centro la conduceva in periferia, vede le saracinesche dei negozi abbassarsi, i lampioni delle strade illuminarsi e la gente camminare frettolosamente sotto la pioggia incessante, che quel giorno non aveva lasciato respiro alla città.  L'autobus procedeva lentamente, attanagliato dalla morsa del traffico, di tanto in tanto sobbalzava, percorrendo le strade dissestate e continuava a ogni fermata a far salire persone, che pur di non perdere la corsa, spingevano, sgomitavano e infilavano le punte degli ombrelli grondanti d'acqua nelle scarpe altrui.Quando un fascio di luce, proiettato dai vecchi studi cinematografici di Cinecittà, le annunciò il suo arrivo, Irene scese dall'autobus tenendo l'ombrello in una mano e i libri classici di narrativa nell'altra .Era ferma al semaforo, aspettava che si accendesse il verde per poter attraversare la strada, ma quando il semaforo cambiò colore aveva fatto solo pochi passi che abbaglianti, le luci dei fari di un'automobile illuminarono la notte.Irene rimase come pietrificata, al centro della strada, incapace di poter prendere una qualsiasi decisione, poi avvertì l'urto violento, sentì il suo corpo impazzire, cadde a terra e un brivido le percorse la schiena.Su di lei le nubi si erano aperte e avevano formato un cerchio, un alone d'argento in cui la luna riluceva così vicina, come Irene non l'aveva mai vista.Poi fu un'ombra, o forse un volto, quello che si chinò su di lei, allora raccolse la forza che le restava e sentì salirle dall'anima fino alle labbra una preghiera:Ti scongiuro, aiutami. Non ti metterò nei guai”.Ma quel volto scomparve e Irene tornò a volgere lo sguardo incredulo alla signora della notte, poi sentì il rumore delle gomme di un'automobile che stridevano sull'asfalto bagnato. In quel momento Irene sentì la collera impossessarsi della sua mente. Immobile a terra capì che per lei non ci sarebbe stato domani. Dopo furono le sirene con il loro urlo a impossessarsi del silenzio e i suoi occhi si chiusero stanchi, mentre l'ambulanza spezzava la quiete della città. Sparsi in un piccolo fazzoletto d'asfalto, fra le macchie di sangue che la pioggia era tornato a lavare, i libri di Irene si erano aperti, ma il vento era passato e le pagine che prima sfogliava velocemente rimasero immobili.E’ un lungo istante quello in cui avviene la transizione dalla vita alla morte, nessuno è in grado di dire cosa accada in quel passaggio, ma la madre di Irene era certa che la verità era scritta negli occhi di chi stava per morire.Quanti se, quante domande si è posta mentre aspettava ancora che il colpevole della morte di sua figlia avesse un nome? Eppure quella notte di tanti anni fa, nelle corsie anticamere del dolore, la luce di Irene aveva brillato ancora.