Africa

Africa

Roberto Di Dario

“Non chiedete mai ad un mercante di schiavi: -Non hai niente per cui valga la pena di pagare un buon prezzo?-” Il mio nome è Arthur Blackstone, non scriverò la data né il luogo, ma dubito che un buon osservatore non li deduca. Non so cosa mi abbia spinto a sedermi e a scrivere, comunque lo farò, senza omettere nulla e senza alterare alcun particolare di questa incredibile storia. La mia famiglia era molto benestante, così a vent’otto anni, dopo essere stato viziato ed aver bruciato tutte le tappe di una normale vita, ero annoiato a morte. Annoiato dalla quotidianità del lusso. Potevo avere tutto: dal più grosso e veloce cavallo alla più dolce e soave fanciulla. Nulla per me era impossibile. Una volta invitai a cena tutto il paesino di montagna in cui ero nato, tutto a mie spese, tutti nella mia proprietà. Nulla però riusciva a rendermi felice, come succede per un bambino a cui regali un gioco che già possiede, la mia vita per me era un doppione di sé stessa. A volte osservavo un pezzo di pane e cercavo di capire quanta importanza potesse dare a quell’impasto di cereali una persona che non avesse di cosa sopravvivere. Poi tornavo in me e lanciavo il pezzo di pane ai mastini, che a loro volta lo scartavano in attesa della carne che puntualmente sarebbe arrivata anche per loro a fine del mio pasto. Alla fine, dimentico di ciò che avevo fatto un attimo prima tornavo a banchettare con le migliori delizie del planisfero. Ero molto perplesso, non rivelavo a nessuno le mie turbe mentali, temevo di essere scoperto malato di mente, quale mi sentivo. Un giorno però avvenne ciò che cambiò totalmente la mia vita. Incontrai per caso, mentre camminavo senza meta per le vie della città, un amico di vecchia data. Non vedevo Conan Trade da otto o nove anni, fu lui a riconoscermi. Anch’egli apparteneva all’alta borghesia. Da ragazzi spesso eravamo stati insieme, poi un giorno egli partì per il mondo alla ricerca di non so cosa. Ed ora si parava davanti a me come un uomo vissuto, con gli occhi che riflettevano la luce della luna caricandola di grinta e personalità. Ci salutammo calorosamente, scambiammo molte parole su argomenti di poco conto, poi arrivò la proposta. <>, disse Conan Era giunto il momento di evadere dalla mia confortante vita e quella mi sembrò proprio una ottima occasione, tuttavia mi mostrai titubante e risposi: <> <>, mi propose.