Il silenzio dell'arcangelo

È forse questa una “storia sbagliata” ma è il quadro di una storia di “cose nostre” che sono accadute e che, purtroppo, potrebbero accadere ancora. È un bel racconto di mafia narrato in prima persona da una “giornalista d’inchiesta” che attraverso i suoi personaggi fa un affresco puntuale e con grande senso critico dei mali della nostra società. Prima fra tutte si staglia la figura della nostra protagonista che, in un mondo dell’informazione fatto di veline passate a giornalisti di testate locali finanziate da padroni occulti, cerca la verità con un lavoro sul campo che pone in risalto come l’essere una donna fragile non scalfisce la forza che gli dà la grande voglia di verità. Il racconto ha un personaggio invisibile cioè quel don L., camorrista di rango detenuto, che sta sempre sullo sfondo ed è causa involontaria dei guai della nostra protagonista. Attraverso lui “la dottoressa” potrebbe fare venire alla luce una verità scomoda che pervade un mondo di appalti aggiudicati prima ancora di essere banditi, collaboratori di giustizia pilotati, magistrati imbelli, poliziotti corrotti, giornalisti prezzolati ed avvocati organici alle cosche. A questo punto potrebbe sembrare un libro pieno di pessimismo che dipinge un quadro a tinte fosche ma, invece, la forza dei valori e degli ideali che pervadono le pagine del racconto irrompono ed illuminano la scena, anche qui, per il tramite di personaggi che fanno sì che siano proprio speranza e verità i veri dominatori della storia. Un giudice idealista e protettivo, poliziotti che vivono solo per “servire” incuranti del fascino del potere, avvocati che scelgono solitudine ed una vita appena dignitosa per potere restare onesti sono le luci di questa bella storia di mafia che da don L. spazia a personaggi esistiti e riconoscibili agli addetti ai lavori che nella caratterizzazione che ne fa l’autrice rivelano la pochezza del loro esistere. Con gioia ho accettato di scrivere queste poche righe perché mi riconosco nei personaggi buoni e sono testimone che esistono funzionari pubblici, giornalisti, professionisti che hanno fatto una scelta di vita e, come dice un famoso scrittore e politico, “odiano gli indifferenti” e sanno con chiarezza da che parte stare.