L'Angelo di Pietra

L'Angelo di Pietra

Andrea Marrone

Questo libro ha 4 followers: I Grandi Classici Intramontabili Silvia Martini

Libro Completo.

L’angelo di Pietra Il romanzo è ambientato nel 1919 ad Asolo. Il contesto europeo è quello di una pace che ha lasciato l’amaro in bocca sia ai vinti che ai vincitori. Inghilterra e Francia hanno subito la sparizione di una generazione e hanno grossi problemi a gestire i loro imperi oltremare che necessitano di funzionari e militari giovani per sostituire chi, sul posto, invecchia precocemente. La Russia, ancora in preda alla rivoluzione e controrivoluzione ha cessato di essere una potenza mondiale richiudendosi su sé stessa e sul suo tragico destino. L’Austria-Ungheria non esiste più, sventrata dai nazionalismi e la Germania è impoverita e umiliata da una sconfitta percepita più come un tradimento che come una disfatta militare. Il messaggio universalista del comunismo ha come risposta la diffusione del socialismo di stato nazionalista in Italia e in Germania, movimenti visti con favore da tutti i recenti stati nazionali che si sentono minacciati dal comunismo. Sia in Germania che in Austria, sino dagli anni dieci del 900, si è cominciata a diffondere una cultura pseudo mistica e magica abbracciata da una società segreta e iniziatica chiamata Thule Gesellshaft, la Società di Thule. In Italia la massa di reduci tornata alla vita civile ha difficoltà a reinserirsi nella società accettandone la rigidità sociale, la corruzione e il servilismo del sistema monarchico-parlamentare. Mentre l’Italia dell’immediato primo dopoguerra è percorsa dalle tensioni sociali e dalla delusione per la “vittoria mutilata” due reduci, un italiano e un tedesco si incontrano e tra loro si stabilisce un sodalizio disperato. Il tedesco sta per morire di tubercolosi, l’italiano è diventato, dopo essere stato ferito in guerra, un morfinomane. Due culture si confrontano, quella mitteleuropea e pangermanista del tedesco, affiliato alla Thule gesellshaft e quella classicheggiante dell'italiano. La lucidità del moribondo è messa a confronto con la confusione mentale e l’abulia del morfinomane. Mentre uno disperde la sua mente in un sentiero di autodistruzione, l’altro tenta affannosamente di lasciare qualcosa di sé che resista dopo la morte. Ma c’è un altro motivo che li lega: l’italiano ha qualcosa che serve al tedesco, qualcosa che gli consentirà una uscita dignitosa dal mondo. Il romanzo poggia sui dialoghi per la sua maggior parte, solo nelle ultime pagine si sviluppano una serie di azioni convulse e tragiche. Per questo lavoro ho seguito il principio di assecondare i modi linguistici dell’epoca per creare una atmosfera, scevra da anacronismi atti ad infastidire un lettore colto, senza però rinunciare alla scioltezza dei dialoghi o penalizzare la leggibilità. Oltre a lessico e costruzione delle frasi ho cercato di ricreare i modi di pensare e agire di quel periodo giocando con le differenze culturali tra l’alta borghesia italiana e quella tedesca inserendo anche un personaggio, a prima vista minore, ma importante e necessario all’evolversi della vicenda: una profuga russa. Devo molto del carattere di Von Sebottendorff a Ernst Juenger dal cui “trattato del Ribelle”, edito da Adelphi, ho tratto anche alcune citazioni. Il caporale Andreani è tratteggiato sul personaggio di mio nonno, il compianto Enea Andreani.